
| Quota: | 2459 m/s.l.m. |
| Comune: | Pelugo |
| Gruppo: | Adamello |
| Localizz.: | Bus del Gat |
| Sito Web: | www.carealto.it |
| e-mail: | rifugio@carealto.it |
| Gestore: | Marco Bosetti - Pelugo (TN) |
| Tel. gestore: | 0465-802093 |
| Tel. rifugio: | 0461-948080 |
| Apertura: | 20.06-20.09 |
| Posti inverno: | 8 |
| Posti letto: | 85 |
| Ristorante: | X |
| Bar: | X |
| Acqua calda: | X |
| Doccia calda: | X |
| Note: |
Dove al tempo della grande guerra sorgeva un vero e proprio villaggio militare in quota, con tanto di teleferiche (ben cinque) e centrale elettrica autonoma, sorge oggi il rifugio Carè Alto, costruito nel 1912 da una società di amici alpinisti rendenesi denominata SARCA, come il fiume che scorre in Val Rendena, e acronimo di "Società Alpinisti rifugio Carè Alto". In seguito venne ceduto alla S.A.T. È resistito con la struttura originale a cubo fino alla fine degli anni ‘80, allorché venne ampliato e ammodernato. Il nuovo rifugio Carè Alto è stato inaugurato nell’estate del 1988. La costruzione si trova sulla grande cresta orientale che scende dalla cima del Carè Alto dividendo le valli di Conca e Niscli, e le rispettive vedrette nella parte alta della Val di Borzago. La sua posizione dominante e la quota ne fanno un punto panoramico di grande interesse, con una splendida vista, ad oriente, verso le Dolomiti di Brenta. L’intera zona circostante è estremamente selvaggia; si è preservata grazie alle difficoltà di accesso sia da Borzago che dalle altre direzioni. I dintorni del rifugio sono ancora oggi un museo all’aperto della grande guerra, con camminamenti, trincee e residuati. Nelle immediate vicinanze della costruzione il caratteristico passaggio detto "Bus del Gat" avvia l’alpinista alla salita ai ghiacciai del Làres e di Niscli, mentre poco sopra, sulla cresta Cerana, si trova ancora un cannone della prima guerra mondiale; lo si raggiunge in circa 1 ora di cammino dal rifugio. Nei pressi del rifugio rimane un’ulteriore testimonianza della grande guerra: si tratta della piccola chiesa, costruita con tronchi di legno dai prigionieri russi.
